LA POESIA DI UNA DONNA

LA POESIA DI UNA DONNA

ANCHE SOTTO UN VESTITO

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Con una voce e uno stile decisamente più maturi rispetto all’album “La rosa del deserto” (2018), “La poesia di una donna (anche sotto un vestito)” è un album che, con le sue storie di donna, celebra l’universo femminile. Il titolo nasce dal verso di una canzone dedicata alla personalità anticonformista e controversa di Kiki de Montparnasse, musa e amante dall’animo tormentato di molti artisti d’avanguardia e vera regina della Parigi degli “Anni folli”. Oltre a lei, vengono cantate  altre straordinarie figure di donna come la ballerina Isadora Duncan, antesignana della danza moderna;  la poetessa Alda Merini, dalla vita vissuta in bilico tra genio e follia; l’attrice Maria Montez, un tempo la stella più brillante di Hollywood. Non mancano poi temi che raccontano situazioni drammatiche, come la tragica realtà delle spose bambine (Spose Bonsai) o la violenza domestica (Vento di tempesta). L’album si chiude, infine, con una versione remastered del brano autobiografico “La rosa del deserto”, che celebra la decisione dell’artista di essere semplicemente se stessa, di scrivere col cuore e per la propria anima, libera da schemi commerciali.

TESTI: Alessandra Giubilato MUSICA: Alessandra Giubilato e Sabino Dell’Aspro PRODUZIONE E ARRANGIAMENTI: Sabino Dell’Aspro

“Non voglio che si pensi che mi sia svegliata una mattina dicendo: ‘Realizziamo un album sulle donne, potrebbe funzionare!’. Semplicemente negli anni mi sono accorta di aver scritto numerosi brani a tema femminile. Il perché? Probabilmente il subconscio mi spinge ad immedesimarmi con certe figure e certe situazioni, è stato anche un lavoro di introspezione psicologica. Non credo sia un caso che tutte le donne descritte fossero all’epoca etichettate come immorali, pazze, vanitose o quant’altro; eppure sono tutte donne che, qualcuna più, qualcuna meno, hanno cambiato il corso della storia. È purtroppo un argomento molto attuale, che ho vissuto io stessa sulla mia pelle. Una scelta, una decisione presa, un vestito un po’ più corto (o un po’ più lungo!) non ti rendono “più donna” o “meno donna” delle altre.  Nessuna donna (e nessun uomo!) dovrebbe sentirsi limitata nella propria libertà per paura delle etichette e dei giudizi altrui. È una cosa per cui mi batterò sempre e spero di riuscire a farlo tramite il linguaggio della musica.”

Alessandra Giubilato

Grazie a Nada Al-Ahdal (Spose bonsai) per avermi concesso l’utilizzo delle sue foto personali

ALDA

Il 21 marzo 1931, il primo giorno di primavera, nasceva Alda Merini, la poetessa della gioia e della pazzia. Nonostante una vita segnata da anni passati in cliniche psichiatriche (nelle quale subì ben quarantasei elettroshock) e dalla sofferenza dell’emarginazione, Alda seppe “abbracciare” il suo dolore per trasformarlo in gioia e amore.

“Io il male l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente. È diventato poesia. È   diventato fuoco d’amore per gli altri.” (Alda Merini)

“Sebbene non abbia alcuna pretesa di comprendere appieno una filosofia così profonda e complessa come quella della più straordinaria poetessa italiana del ‘900, spero di essere riuscita almeno a cogliere la sua meravigliosa aura ed essenza.” (Alessandra Giubilato)

ISADORA

Considerata la fondatrice della danza moderna, Isadora Duncan (1877, San Francisco, California, Stati Uniti1927, Nizza, Francia) ebbe il coraggio di andare controcorrente e rompere i rigidi schemi del balletto classico, ignorando le critiche e gli scherni dei suoi contemporanei. Donna dalla personalità eclettica e una vita segnata da droga, alcol e tragici eventi, Isadora è spesso ricordata anche per la sua morte scenografica: strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa, impigliatasi sotto le ruote della Bugatti di un pilota italo-francese.

ASCOLTA/ACQUISTA ISADORA VERSIONE 2018 (non acustica)

KIKI

Alice Prin (Châtillon-sur-Seine, 2 ottobre 1901 – Parigi, 29 aprile 1953), soprannominata Kiki de Montparnasse, fu una modella francese che, durante gli Anni Venti, divenne la regina indiscussa dell’effervescente e florida città di Parigi. Musa e amante di numerosi artisti, donna senza regole e anticonformista, venne definita da Hemingway come “una donna che non fu mai una signora,” ma che “dominò l’epoca di Montparnasse più di quanto la Regina Vittoria non abbia dominato l’epoca vittoriana”. È il brano in cui è presente il verso che dà il titolo all’album:

“Nuda come una bozza spogli i segreti di chi i tuoi seni disegna, e quelli di chi non ha mai capito la poesia di una donna anche sotto un vestito”

SPOSE BONSAI

Molte, troppe bambine ogni anno vedono negati i propri diritti fondamentali, come l’accesso all’istruzione, perché costrette a sposarsi troppo presto con uomini molto più vecchi di loro.

STELLA CADENTE

Maria Montez (1912, Barahona, Repubblica Domenicana – 1951, Parigi, Francia) fu una delle più grandi stelle di Hollywood degli anni ’40. Donna bellissima, raggiunse la fama grazie ad una grande determinazione, ma fu presto dimenticata dopo la sua precoce morte. Maria morì a soli 39 anni per attacco cardiaco nella sua vasca da bagno, dove era solita svolgere i suoi trattamenti di bellezza, presumibilmente a causa dell’acqua troppo calda. Oggi, l’attrice riposa nel cimitero di Montparnasse, a Parigi, in una tomba spoglia e abbandonata.

VENTO DI TEMPESTA

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Scelto come brano di traino dell’album, “Vento di tempesta” è la storia di una donna che trova finalmente il coraggio di rompere la relazione con un compagno dispotico e possessivo e di “riprendere il suo volo”. Per l’uscita del singolo era stato previsto un videoclip professionale, ma, a causa del lockdown, il video è stato realizzato nel giardino di casa con un cellulare.

LA ROSA DEL DESERTO

La rosa del deserto è un minerale grezzo, che per la sua particolare forma richiama il noto fiore senza però eguagliarne la bellezza. Era il minerale preferito di una bambina che si sentiva incompresa, come pensava dovesse sentirsi  anche quella pietra. La bimba si ritrovava spesso, quindi, a modificare il proprio modo di essere per cercare di assomigliare sempre più a tutte quelle coetanee che, come le rose belle e profumate, erano apprezzate da tutti. Il brano, che dà il titolo all’album del 2018, viene riproposto e ricantato dall’artista per riconfermare la volontà di continuare a scrivere libera da schemi commerciali.

TESTI

ALDA (sono nata il 21 a primavera)
 
Sono nata il 21 a primavera.
Tra una stufa ancora accesa in quella stanza senza tempo
Spalle nude che si attardano nei bar
E Milano cede il broncio alla sua anima leggera
Spegne la sua sigaretta e la nebbia se ne va
 
Sono nata di mattina come il pane
Che con il suo profumo un giorno mi ha portato via
Perché al mio mancava troppo, troppo sale
E nel mio grembiule stanco ho imparato la follia
 
Sembra quasi di non invecchiare
Mura senza compleanni, non sai neanche più contare
Dev'esser primavera, sento il temporale
E ci facciamo stretti come pezzi di soli
È un concetto sano e razionale
Che dove cresce l’odio nasce solo dolore
E forse solo un pazzo può vederci l’amore
Dev’esser primavera, qualcuno sul muro ha dipinto un fiore
 
Sono nata il 21 a primavera
Quasi basta dire questo, che si è fatta già poesia
Abbracciando il mio dolore come un figlio che ha paura,
Di finire in punizione per la troppa fantasia
 
Fantasia, che mi viene ancora bene,
Quella che chiamate arte solo quando vi conviene,
Ora scivola ferita tra le dita gialle e franche
Ha un pugnale nelle tasche e vederlo è un'agonia



ISADORA
 
Ho lasciato i sogni in mezzo al fiume
E cassetti da riempire mentre li guardo affogare
E se ai più ingenui il polso si è fermato
Con la ruggine nel cuore qualcuno si è salvato
 
Se la vita sta a guardare
E non sorride più, la porterò a ballare
Voi grigi come il fumo, io viva come il mare
Rossa come il sole quando muore
 
Nell’eco dei miei passi di velluto
Ora ho le caviglie gonfie e il tempo è già scaduto
L’ultima follia della mia mente
È vedere lo stupore sulle vostre facce spente
 
Danzano le palme con il vento,
Il motore canta forte mentre il cielo si fa argento
È una carezza il mio foulard di seta,
Non è la fine di una strada ma la scia di una cometa
 
 
 
KIKI

Come in un quadro cubista con l’aria di sfida sedeva scomposta
L’aria di chi sconvolge e lo sa e scosta la gonna con gran dignità
E senza rigore un letto non ha ma non per miseria né per povertà
Ed ogni mattina ha un profumo diverso, ieri di salso, oggi di gelso.
 
Nuda come una bozza spogli i segreti di chi i tuoi seni disegna,
E quelli di chi non ha mai capito la poesia di una donna anche sotto un vestito
 
Musa di chi è perso, la regina odor d’assenzio
La storia si è sbiadita come un quadro ad acquerello
Ma il tuo nome fugge ancora dal silenzio
Che non porta né corona né cappello

Pallida dea degli artisti, con lunghe notti passate a parlare
Di surrealisti, la guerra e i suoi sensi, alzi le spalle davanti al bicchiere
Coi vizi indecenti, meretrice e regina, lo spirito audace rimpianto al mattino,
E l’ombra sul fianco ha un profumo diverso, ieri di whisky e oggi di mosto.

Nuda come una bozza spogli i segreti di chi i tuoi seni disegna,
E quelli di chi non ha mai capito la poesia di una donna anche sotto un vestito.
 

STELLA CADENTE
 
Felicità, io l’ho cercata sulle bocche della gente,
Non nei sorrisi ma labbra dischiuse al firmamento
Perché alle stelle mai nessuno è indifferente
Le stelle non si mostrano mai spente
Perché alle stelle mai nessuno è indifferente
Lo credevo anch’io prima di essere una stella cadente
 
Se offrirai la tua anima,
sarà successo e celebrità
Nello specchio il tuo mondo ti amerà
Solo un pegno e lo sento già,
Il tuo nome in eternità
Quando la notte sul viso tuo verrà
 
Felicità, io l’ho cercata tra le mani di persone
Non in carezze ma scrosci di pioggia sul mio nome
E brillerò di più tra tutti i corpi celesti
Splenderò di più solo con le mie vesti
Perché le stelle mai passano indifferenti
Ma riposo anch’io insieme a tante altre stelle cadenti
 
 
 
 
SPOSE BONSAI
 
Siamo veli affaticati
In un presepe di cartone,
Nei pensieri ben lavati
 Con il sapone e con la paura
Su questa nostra pelle impura
Le botte e i solchi della luna
 
Siamo gemme mai fiorite
Gelsomini senza luce
Mogli e serve senza storia
Noi fiumi in piena ora siamo stagni
Come aquiloni tra macerie e pianti
Cadute in mani senza amore
 
Nei nostri sguardi distanti ci incontrerai
Nascoste in piccoli veli bianchi, spose bonsai
In occhi opachi un po’ troppo grandi
Per aver visto solo dieci anni
Nei nostri sguardi ingombranti ci riconoscerai
Date alle bestie come gli avanzi, spose bonsai
 
Noi regine del regno di Saba
Che non hanno più corona,
Salomone ci ha ingannato,
Nel banchetto della sciagura
Si avventa affamato sulla vergogna
Come avvoltoi su una carogna
 
L’aria infetta del suo odore
Quegli istanti sono ore
Noi paura, lui sudore
Ci squarcia l’anima interrotta
Il nostro corpo non ha più forza
Non fiata più, né si rivolta
 


 VENTO DI TEMPESTA
 
Il suono usciva poco, dalle labbra screpolate
Screpolate come foglie, tradite dall’estate
Parole dure come sassi, come sogni andati a male
Parole con un senso che ormai non so più dare
 
Un po’ figlio di pirati, un po’ figlio della strada
Mi hai spogliato di corona e in silenzio imprigionata
Un po’ figlio di randagi, un po’figlio di fortuna
Ho cantato a notti scure quando tutti cantano alla luna

Tu che mi hai legato al fondo, tu che mi hai legato al cielo
Su una vetta o sotto il mondo, oggi io riprendo il volo
Vuoi strappare il cuore al vento perché smetta di soffiare
Sono un vento di tempesta che non sai come fermare
 
Come una foglia morta non si accorge di cadere
Il vento la sorregge e pensa di volare
Ho cercato l’illusione, forse solo la speranza
Di trovare libertà nel cielo di una stanza
 
 
 
 
 
LA ROSA DEL DESERTO

A volte mi sento una rosa del deserto
Una falsa imitazione di quello che non è
Anche quando sento il bruciore della sabbia
Credo che sia neve

Spesso mi ricordo una rosa del deserto
Che prova a sbocciare ma poi non ce la fa
Con la sensazione di respirare
Quando invece è pietra

Potessi cancellare i miei limiti
Potessi raccontare i miei lividi io lo farei
Ma mi confondo, resto in silenzio, torno al mio mondo

Amo parlar di me e di me faccio parlare
Ma per trovare l’acqua si deve poi scavare
È sempre tra i detriti il più prezioso minerale,
Nascosto nella polvere
 
 
 
 
 
 
 
 

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